miércoles, 28 de diciembre de 2016

DECLARACION DE LA ASOCIACION DE ABOGADOS LABORALISTAS

Comparto la postura de la AAL sobre el tema en cuestión. Bs.As. 28 de diciembre de 2016.   
Luis Raffaghelli
ANTE LA DESIGNACIÓN DE UNA COMISIÓN REDACTORA
DEL PROYECTO DE CÓDIGO PROCESAL LABORAL
DE LA C.A.B.A.

La Subsecretaría de Justicia de la Ciudad Autónoma de Buenos Aires ha dictado laResolución Nº 410/SSJUS/16, el 16-12-2016, publicada en el B.O. del 22-12-2016, ha designado a una Comisión Redactora de un Proyecto de Código Procesal para la Justicia del Trabajo de la CABA que conforme su ANEXO se encuentra integrada por los Dres. Julio Grisolía, Juez Nac.; Alejandro Perugini, Fiscal ante la JNT; Miguel Pérez, Juez Nac.; María López, Jueza del Trab. (PBA); Claudio Loguarro, Sec. Gral. de la CNAT; Liliana Picón, Fiscal ante la JNT; Adriana Fernández, Sec. de Juz. Nac.-
La Asociación de Abogados Laboralistas (A.A.L.)ha expresado en reiterados pronunciamientos su oposición, en las actuales condiciones, al traspaso de la Justicia Nacional del Trabajo al ámbito de la Ciudad Autónoma de Buenos Aires.
Que en sentido coincidente se han expresado diferentes Asociaciones de Abogados de la Ciudad, magistrados y funcionarios integrantes de la Justicia Nacional del Trabajo, representantes de los trabajadores judiciales y sus organizaciones gremiales, las centrales sindicales nacionales, así como distinguidos académicos de la especialidad.-
La oportunidad y fecha de publicación, el criterio de integración de la Comisión Redactora y los Considerandos de la Resolución indican con claridad la intencionalidad de avanzar en una política judicial de hechos consumados ajeno al falazmente pregonado diálogo y búsqueda consensos en materias que requieren de la más amplia participación de los sectores protagonistas del quehacer cotidiano.-
En la integración de la Comisión Redactora se observa no casualmente la expresa exclusión de cualquier representante de la abogacía, jueces de la Cámara Nacional de Apelaciones del Trabajo, los trabajadores del fuero y de los estamentos académicos; más allá de alguna excepción y la consideración personal que puedan merecernos algunos de los nominados cuya aceptación no dejaría de sorprendernos. Ello está indicando la intencionalidad de imponer políticas regresivas de los principios tutelares de la Justicia del Trabajo.-
En los Considerando de la Resolución se efectúa una referencia (inatinente pero reveladora) sobre las normas procesales para el Fuero Penal, Contravencional y de Faltas; y del Fuero Contencioso Administrativo y Tributario señalando como aspectos relevantes la implementación de "formas de resolución alternativas a las sentencias judiciales""con la consecuencia de la efectiva y real disposición de los derechos", aspectos que no pueden proyectarse como si fuesen paradigmas generales a la Justicia del Trabajo ya que, precisamente, la "tutela preferida" constitucionalmente (CSJN, "Vizzoti") de los derechos del trabajador pasan, en la mayoría de los casos, por la irrenunciabilidad –no disponibilidad, ni transabilidad– de sus derecho fundamentales.-
Con tales antecedentes reiteramos nuestra disconformidad y oposición a esta nueva manifestación contra la Justicia del Trabajo y los derechos de los trabajadores.-

domingo, 30 de octubre de 2016

Video Conferencia en el Enuentro Latinoamericano de Pensamiento y cultura latinoamericana octubre 2016

Convegno di pensiero e cultura latinoamericani

“Identidad y Resistencia” - Cremona, 15 e 16 ottobre 2016

Associazione Latinoamericana di Cremona

Conferenza di cultura e pensiero latinoamericani

*Intervento di Luis A. Raffaghelli  (CV finale)

Traduzione di Sofía Morandini Raffaghelli

1.Innanzitutto vorrei mettere in evidenza il livello di sviluppo sociale e la coscienza etica di una società entro le tematiche legate al lavoro umano.

Alcuni dati recenti riguardo ai nostri due paesi si rivelano sicuramente preoccupanti.

In ARGENTINA il Ministero del Lavoro ha sottoscritto nel maggio del 2016 una convenzione assieme all’ Azienda Multinazionale a cui fa capo Mc Donald’s, al fine di incorporare 5000 giovani tra i 18 e i 23 anni, senza la protezione di un contratto di lavoro, per lavorare secondo le norme dell’azienda ad una somma decisamente inferiore rispetto al salario minimo.

L’aspetto più grave è che il Ministero dovrebbe essere l’autorità che controlla la legalità dei contratti collettivi del lavoro nel paese.

In parallelo si assiste a un aumento della disoccupazione, l’economia si adegua alle regole del FMI e si verifica una ripresa del debito estero.

In ITALIA nel 2015 sono emigrati[1] , per mancanza di opportunità, più di CENTOMILA giovani qualificati, di cui 40 MILA avevano tra i 18 e i 34 anni.

Al contempo, PARADOSSALMENTE 150 MILA MIGRANTI in stato di disperazione, che arrivano dal nulla, lottano per entrare in Italia in quello stesso anno, evidenziando le miserie della globalizzazione.

***

2.Il Diritto del Lavoro e i Diritti Umani richiedono storicamente un necessario connubio e questo si è visto chiaramente anche nell’esperienza riguardante l’Argentina, esperienza che motiva il mio intervento.

Il Diritto Sociale e il Diritto Internazionale dei Diritti Umani sono reciprocamente tributari.

Il Trattato di Versailles del 1919 contiene al capitolo XIII un messaggio di speranza: “(…) La Società delle Nazioni ha per iscopo di stabilire la pace universale e che questa pace non può essere fondata che sulla base della giustizia sociale”.[2] 

Così si instaurava un intenso legame tra il Diritto Sociale e il Diritto Internazionale dei Diritti Umani.

A seguito della Seconda Guerra Mondiale, con la firma nel 1948 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, questi ultimi diventano le fondamenta su cui ricostruire l’Europa, in particolare sulla base del principio del lavoro in condizioni dignitose.

Nell’articolo 1 della Costituzione italiana del 1947 si è stabilito come principio fondamentale che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Per quanto riguarda l’Argentina, non molto tempo fa, la popolazione ha subito una gravissima violazione dei suoi diritti umani, resa evidente nell’ambito del lavoro con la privazione della libertà, la tortura e la scomparsa di milioni di attivisti politici e sociali.

Per sconfiggere l’impunità, si è percorso un lungo cammino che ha portato in un primo momento a processare e condannare le alte gerarchie militari, dirette responsabili del genocidio commesso nel periodo dal 1976 al 1983.

Successivamente, vi è stata la necessità di procedere con leggi di impunità per processare tutti gli esecutori di quel massacro.

Prima sono stati chiamati testimoni ai diversi processi al fine di scoprire la verità sull’accaduto e più tardi, grazie anche al grande contributo dato dai giovani e dai settori coinvolti in quella causa, si è arrivati al processo totale riguardante i casi di scomparsa, detenzione, sequestro di bambini nati in prigionia e stupro di prigioniere politiche.

Questi processi sono peraltro animati dall’esempio di lotta delle Madri e Nonne di Plaza de Mayo, modelli etici della società argentina.

Oggi vi è un dibattito sulla complicità civile senza cui non sarebbero state possibili l’installazione e la permanenza di quella dittatura militare, e in particolare il settore imprenditoriale[3]  che ha favorito la persecuzione degli attivisti sindacali, come si può notare nelle grandi imprese quali Mercedes Benz, Ford, Techint, Siderca, Loma Negra-Fortabat, Ingenio Ledesma de Jujuy, importanti mezzi di comunicazione e altri ancora.

Si tratta della maturità raggiunta dalla nostra società, maturità acquisita innanzitutto a partire dalla scoperta della verità e in un secondo momento attraverso la giustizia, in un lungo percorso che parte dal recupero della democrazia nel 1983 fino ai giorni nostri.

3. Per raggiungere questo traguardo era necessario superare ostacoli legali e uno di questi riguardava l’imprescrittibilità delle azioni civili vincolate ai crimini di lesa umanità, giacché è indiscutibile che le azioni penali abbiano quel carattere.

Pertanto, se si applicavano le disposizioni civili comuni, il tempo trascorso dagli avvenimenti fino all’inoltro delle cause, veniva cancellata la responsabilità civile degli autori, compartecipi e complici dei crimini.

Nell’anno 2014, a seguito di un lungo dibattito, si sanziona un nuovo Codice Civile e Commerciale della Nazione, che sostiene l’imprescrittibilità dell’azione civile per il reclamo dei danni subiti dalle vittime dei crimini di lesa umanità nell’articolo 2561, 3° paragrafo.

Tanto per la sua origine, quanto per il suo contenuto, ha il valore di portare a un consolidamento dello Stato sociale e democratico di Diritto in Argentina.

Sottoscrive inoltre, come fonte esplicita di diritto, la Costituzione Nazionale e i Trattati dei Diritti Umani, regolamentando l’avanzamento interpretativo realizzato dalla giurisprudenza a partire dal 2004, principalmente in materia di diritti sociali.

Si tratta allora di un riscatto che il nuovo Codice unificatore inquadra nell’espansione dei diritti economici, sociali e culturali, espansione evidenziata negli anni immediatamente successivi alla sanzione del Codice, che ha così permesso di ampliare i limiti argomentativi e al giudice di avere nuove regole ermeneutiche per decidere ragionevolmente, pena l’arbitrarietà, dequalificante per la sua sentenza.

La norma che stabilisce l’imprescrittibilità delle azioni civili derivanti da crimini di lesa umanità ha un’incredibile rilevanza poiché costituisce un grande contributo per il rispetto dei diritti umani.

Ratifica gli avanzamenti in materia di diritti umani in Argentina e non ammette marcia indietro.

Grande importanza ha avuto anche l’incorporazione, attraverso la riforma del 1994, dei Trattati Internazionali alla Costituzione Nazionale, sulla seguente materia:

DUE DICHIARAZIONI

   Americana dei Diritti e dei Doveri dell’Uomo.
   Universale dei Diritti Umani

DUE PATTI

   Internazionale dei Diritti Economici, Sociali e Culturali.
   Internazionale dei Diritti Civili e Politici e il suo Protocollo Opzionale.

SEI CONVENZIONI

   Americana sui Diritti Umani.
   Per la Prevenzione e repressione del Crimine di Genocidio.
   Sulla eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale.
   Sulla eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna.
   Sui diritti dei bambini.
   Contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli.

4. Operato della Giurisprudenza.

Abbiamo assistito a un’evoluzione nelle sentenze giudiziarie con casi esemplari, che hanno dimostrato l’inscindibile legame tra il Diritto del Lavoro e il Diritto Internazionale dei Diritti Umani.

Per questo è stato molto importante l’operato della Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDU) nei casi esemplari in cui è stata condannata la violazione di tali diritti da parte delle dittature del continente, come per esempio:


“Condición Jurídica y derechos de los migrantes indocumentados” Opinión Consultiva OC-18/03   -  2003.

“Niños de la calle, “Villagrán Morales y otros vs.[4]  Guatemala” 1999

Almonacid Arellano y Otros vs.[5]  Chile”  2004

“Huilca Tecse vs[6] . Perú, 2005.

Masacre de Pueblo Bello vs.[7]  Colombia”  2006

“Gelman Juan vs.[8]  Uruguay”  2011.

 “Barrios Altos vs.[9]  Perú”  2011.

Anche la nostra Corte Suprema della Giustizia della Nazione ha contribuito nel dichiarare incostituzionali le leggi dell’obbedienza dovuta e del punto finale, e il decreto dell’indulto dei capi militari in casi rilevanti come:

•           “Arancibia Clavel, Enrique Lautaro s/ homicidio calificado y asociación ilícita y otros” 2004


•           “Simón Julio Héctor y Otros”. 2005

•           “Larrabeiti Yañez, Anatole  c/ Estado Nacional”  2007

•           Mazzeo Julio Lilo y otros. 2007

•           Videla Jorge Rafael y Massera Emilio Eduardo 2010


Il Tribunale Nazionale di Seconda Istanza (sezione lavoro) nella Sala che ha integrato, ha dato il suo contributo in due famosi casi di sequestro di delegati del personale, al sospendere i termini di prescrizione:

   “Conti Juan C. c/ Ford Motor Argentina SA”  e “Amoroso Juan C.  c/ Ford Motors Argentina SA“  entrambi del 1987

Recentemente nel caso “INGEGNIEROS María Gimena c/ TECHINT” a causa della scomparsa di un attivista sindacale, è stata rifiutata l’eccezione di prescrizione.

Per questo, riprendendo norme internazionali, si è affermato che le imprese transnazionali e altre imprese commerciali, i loro dirigenti, inclusi gli amministratori, membri del Consiglio di Amministrazione o capi, altri amministratori esecutivi e le persone che vi lavorano hanno, tra l’altro,  obblighi e responsabilità in materia di diritti umani (Preambolo delle “Norme sulle Responsabilità delle Imprese Transnazionali e altre Imprese Commerciali in materia di Diritti Umani”, Commissione per i Diritti Umani, del Consiglio Economico e Sociale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite <ECOSOC>).

Tale argomentazione si fonda sul principio “pro homine”[10]  che impegna ermeneuticamente il giudice.

Nei casi di risarcimento dei danni derivati dai crimini di lesa umanità sono in gioco diritti fondamentali della vittima e, in particolare degli aventi diritto, sanciti per tutelare interessi e valori che esulano dalla sfera patrimoniale di questi ultimi.

I crimini di lesa umanità hanno portato inesorabilmente a interpretare il diritto attraverso una visione basata sui diritti umani.

Da quel momento sono nati i grandi strumenti giuridici dell’umanità, prima nel diritto internazionale consuetudinario, lo “ius cogens”, plasmato successivamente nei Trattati e Convenzioni a partire dai conflitti bellici mondiali.

Le sentenze citate hanno portato alla luce un’evidente testimonianza della ridefinizione del ruolo del Giudice nello Stato costituzionale del Diritto: un giudice attivo ed impegnato nei diritti umani.

Molti sono i timori sul futuro che possono essere dissolti solamente grazie alla consolidazione della dimensione sostanziale del sistema democratico, come afferma l’egregio Professore fiorentino Luigi Ferrajoli: “la tutela e l’effettività dei principi e dei diritti fondamentali”.

Per questo è necessario inoltre rivalutare il significato del contratto sociale internazionale, avanzando dallo status dei diritti del cittadino al rispetto incondizionato di quelli della persona: la legge del più debole.

Mille grazie per la Vs attenzione.

Luis Raffaghelli

Buenos Aires, 11 ottobre 2016.

 CV abbreviato di Luis RAFFAGHELLI

Laureato in Giurisprudenza all’Università Nazionale di La Plata, Provincia di Buenos Aires negli anni settanta.

Attualmente riveste il ruolo di Giudice ordinario del Tribunale Nazionale di Seconda Istanza (sezione lavoro) con sede nella Città Autonoma di Buenos Aires, Repubblica Argentina.

Ha esercitato la professione di avvocato del lavoro in tutto il paese fino all’anno 2000.

è stato membro dell’Associazione degli ex detenuti-scomparsi per ragioni politiche.

è stato nominato Giudice del Lavoro tramite concorso pubblico nella Provincia di Buenos Aires nel dicembre del 2000.

Nel febbraio del 2011 ha iniziato a ricoprire la sua attuale carica, assegnatagli per pubblico concorso.

Ha conseguito un Master in Scienze Sociali del Lavoro - UBA con tesi sulla precarietà del lavoro nei processi del lavoro.

Specializzazione in Costituzionalismo dello Stato Sociale e democratico di Diritto-Toledo, Spagna, 2006.

Professore ordinario della Scuola di Giustizia della Nazione e docente in Diritto Collettivo del Lavoro nel corso di laurea “Relazioni del Lavoro” all’Università di Buenos Aires.

Relatore abituale in giornate nazionali e della regione.

Pubblicista di lavori, articoli e libri specializzati in materia.

Cofondatore dell’Associazione Latinoamericana di Giudici del Lavoro, Basilia 2005.

Luisraffaghelli.blogspot.comDiritti Umani del Lavoro e della Giustiziamailto:luisraffaghelli@gmail.com










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lunes, 17 de octubre de 2016

Jornadas sobre Cultura y Pensamiento Latinoamericano en CREMONA Italia

CONVEGNO DI PENSIERO E CULTURA LATINOAMERICANA
IDENTITÁ E RESISTENZA

Associazione Latinoamericana di Cremona

Conferencia de Cultura y Pensamiento Latinoamericano "Identidad y Resistencia"

* Exposición de Luis A. Raffaghelli  (video conferencia)

1.  Preliminarmente diré que, según como se resuelvan los temas vinculados con el trabajo humano, quedará en evidencia el nivel de desarrollo social y la conciencia ética de una sociedad.
Hay algunos datos recientes de nuestros dos países, que son ciertamente preocupantes.
En ARGENTINA  el Ministerio de Trabajo ha celebrado en mayo de 2016, un convenio con la Empresa Multinacional que opera  Mc Donald para incorporar 5000 jóvenes de 18/23 años, sin la protección del contrato de trabajo,  para laborar  según las pautas de la empresa por una suma muy por debajo del salario mínimo.
Y lo grave es que ese Ministerio,  es la autoridad obligada a  controlar la legalidad de los convenios laborales en el país.
Paralelamente se produjeron despidos masivos, con caída del empleo, redistribución regresiva del ingreso, ajuste de la economía según las recetas del FMI y se reanudó el endeudamiento externo.
En ITALIA durante 2015, se han ex - patriado más de CIEN MIL jóvenes calificados,  por falta de oportunidades, de los cuales 40 MIL tenían entre 18 y 34 años.
Y PARADOJICAMENTE 150 MIL MIGRANTES en estado de desesperación y desde la nada, pugnan por entrar a Italia en ese mismo año, demostrando las miserias de la globalización.
Dejo estos dos datos como disparadores para el debate.
***
2.  El Derecho del Trabajo y los Derechos humanos, requieren históricamente una necesaria conjunción y eso se ha visto también con claridad en la experiencia Argentina, motivo de mi exposición.
El Derecho Social y el Derecho Internacional de los Derechos Humanos son recíprocamente tributarios.
El Tratado de Versalles, de 1919 dejó en su Cap.XIII, un esperanzador mensaje:…” la Sociedad de las Naciones tiene por objeto establecer la paz universal, y que tal paz no puede ser fundada sino sobre la base de la justicia social”.
Se conectaba intensamente de esa manera, el Derecho Social con el Derecho Internacional de los Derechos Humanos.
Luego de la segunda guerra, al firmarse en 1948, la Declaración Universal de los Derechos Humanos, éstos fueron el  soporte para la reconstrucción de Europa, sobre la base del trabajo en condiciones dignas.
En el art.1 de la Constitución Italiana de 1947 se estableció  como principio fundamental que…Italia es una república democrática fundada en el trabajo.
Por nuestra parte y no hace tanto tiempo, la población Argentina sufrió la gravísima violación de sus derechos humanos, lo que se hizo patente en el ámbito del trabajo con la privación de la libertad, tortura y desaparición de miles de activistas políticos y sociales.
Para vencer la impunidad, hubo un duro recorrido, que implicó inicialmente juzgar y condenar a la cúpula militar, responsable directa del genocidio producido en el periodo 1976/1983.
Pero luego, hubo que avanzar sobre leyes de impunidad para juzgar a todos los ejecutores de aquella masacre.
Primero estuvieron los juicios testimoniales para averiguar la verdad de lo ocurrido y luego, con gran aporte de los jóvenes y los sectores comprometidos con esa causa,  se avanzó hacia el juzgamiento total sobre las desapariciones, detenciones, secuestros de bebes nacidos en cautiverio y violaciones de detenidas políticas.
En ésta gesta se destaca el ejemplo de lucha de las Madres y Abuelas de Plaza de Mayo, estandartes éticos de la sociedad Argentina.
Hoy se debate la complicidad civil sin la cual no hubiera sido posible la instalación y permanencia de aquella dictadura militar, y sobre todo la empresarial que implicó la persecución de los activistas sindicales, evidenciada en grandes empresas como Mercedes Benz, Ford, Techint, Siderca, Loma Negra-Fortabat, Ingenio Ledesma de Jujuy, importantes medios de prensa y otras.
Se trata de la maduración alcanzada por nuestra sociedad, primero para saber la verdad y luego para alcanzar la justicia, en un largo recorrido desde la recuperación de la democracia en 1983 hasta nuestros días.
3.  Para ello, había vallas legales que sortear y una de ellas era el de la imprescriptibilidad de las acciones civiles vinculadas a delitos de lesa humanidad, ya que no es discutible que las acciones penales tienen ese carácter.
Ello por cuanto, si se aplicaban las disposiciones civiles comunes, el tiempo transcurrido desde los hechos hasta la tramitación de las causas, borraba la responsabilidad civil de los autores, copartícipes y cómplices de los delitos.
En el año 2014, luego de amplio debate, se sanciona un nuevo Código Civil y Comercial de la Nación, que consagra la imprescriptibilidad de la acción civil para el reclamo de los daños sufridos por las víctimas de delitos de lesa humanidad en su art.2561-3er.párrafo.
Tanto por su origen, como por su contenido, significa un aporte a la consolidación del Estado social y democrático de Derecho en Argentina.
Consagra además, como fuente expresa de derecho a la Constitución Nacional y los Tratados de Derechos Humanos, normativizando el avance interpretativo realizado por la jurisprudencia a partir del año 2004, principalmente en materia de derechos sociales.
Rescato entonces, que el nuevo Código unificador, se enmarca en la expansión de los derechos económicos, sociales y culturales, evidenciada en los años inmediatos a su sanción, permitiendo  ampliar los límites argumentativos y al juez contar con nuevas reglas hermenéuticas para decidir razonablemente, so pena de incurrir en arbitrariedad, descalificatoria de su pronunciamiento.
La norma que establece la imprescriptibilidad de las acciones civiles derivadas de delitos de lesa humanidad es de extraordinaria relevancia, constituyendo un gran aporte para el respeto de los derechos humanos.  
Ratifica los avances en materia de derechos humanos en  Argentina y no admite marcha atrás.
Ha sido de gran importancia también la incorporación por la reforma de 1994,  a la Constitución Nacional, de los Tratados Internacionales en la materia:
DOS DECLARACIONES
                 Americana de los Derechos y Deberes del Hombre.
                 Universal de Derechos Humanos.
DOS PACTOS
                 Internacional de Derechos Económicos, Sociales y Culturales.
                 Internacional de Derechos Civiles y Políticos y su Protocolo Facultativo.
SEIS CONVENCIONES
                 Americana sobre Derechos Humanos.
                 Para la Prevención y sanción del Delito de Genocidio.
                 Sobre la eliminación de todas las formas de discriminación racial.
                 Sobre la eliminación de todas las formas de discriminación contra la mujer.
                 Sobre los derechos del niño.
                 Contra la tortura y otros delitos infamantes.
4.  Labor de la  JURISPRUDENCIA.
Hubo una evolución en los pronunciamientos judiciales con fallos señeros,  demostrando la inescindible conexión entre el Derecho del Trabajo y el Derecho Internacional de los Derechos Humanos.
Para ello ha sido muy importante la labor de la Corte Interamericana de Derechos Humanos (CIDH) en fallos señeros en los que condenó la violación de tales derechos por las dictaduras del continente como:
“Condición Jurídica y derechos de los migrantes indocumentados” Opinión Consultiva OC-18/03   -  2003.
“Niños de la calle, “Villagrán Morales y otros vs. Guatemala” 1999
Almonacid Arellano y Otros vs. Chile”  2004
“Huilca Tecse vs. Perú, 2005.
“Masacre de Pueblo Bello vs. Colombia”  2006
“Gelman Juan vs. Uruguay”  2011.
 “Barrios Altos vs. Perú”  2011.
También nuestra Corte Suprema de Justicia de la Nación efectuó su aporte, al declarar inconstitucionales las leyes de obediencia debida y punto final y el decreto de indulto de los jefes militares en casos relevantes como:                                                     
•         “Arancibia Clavel, Enrique Lautaro s/ homicidio calificado y asociación ilícita y otros” 2004
•         “Simón Julio Héctor y Otros”. 2005
•         “Larrabeiti Yañez, Anatole  c/ Estado Nacional”  2007
•         Mazzeo Julio Lilo y otros. 2007
•         Videla Jorge Rafael y Massera Emilio Eduardo 2010
La Cámara Nacional de Apelaciones del Trabajo en la Sala que integro hizo su contribución en dos casos famosos de secuestros de delegados del personal, al suspender el plazo de la prescripción:
• “Conti Juan C. c/ Ford Motor Argentina SA”  y “Amoroso Juan C.  c/ Ford Motors Argentina SA“  ambos de 1987
Y recientemente en el caso “INGEGNIEROS María Gimena c/ TECHINT” por la desaparición de un activista sindical,  rechazó la excepción de prescripción.
Para ello apelando a normas internacionales se expresó que las empresas transnacionales y otras empresas comerciales, sus directivos, incluidos los administradores, miembros del Consejo de Administración o directores y otros ejecutivos y las personas que trabajan para ellas tienen, entre otras cosas, obligaciones y responsabilidades en la esfera de los derechos humanos  (Preámbulo de las “Normas sobre las Responsabilidades de las Empresas Transnacionales y otras Empresas Comerciales en la Esfera de los Derechos Humanos”, Comisión de Derechos Humanos, del Consejo Económico y Social de la Organización de las Naciones Unidas).
El gran basamento de ésta argumentación se encuentra en el principio “pro homine” que obliga hermenéuticamente al juez.
En los casos de reparación de daños derivados de delitos de lesa humanidad están en juego derechos fundamentales de la víctima y, en su caso de sus derechohabientes, consagrados para tutelar intereses y valores que exceden la esfera patrimonial de aquéllos.
Los delitos de lesa humanidad obligaron inexorablemente a interpretar el derecho con una visión asentada en los derechos humanos.
Y desde allí nacieron los grandes instrumentos jurídicos de la humanidad, primero en el derecho internacional consuetudinario, el “ius cogens”, plasmado luego en los Tratados y Convenciones a partir de los conflictos bélicos mundiales.
Los pronunciamientos que se han citado, implicaron un claro testimonio de la redefinición del papel del Juez en el Estado constitucional de Derecho: un juez activo y comprometido con los derechos humanos.
Los temores sobre el futuro que desde cualquier mirada puedan tenerse, solo pueden disiparse con la consolidación de la dimensión sustancial del sistema democrático al decir del gran Profesor florentino Luigi Ferrajolila tutela y efectividad de los principios y derechos fundamentales.
Y para ello también es necesario resignificar el contrato social internacional, avanzando del status de los derechos del ciudadano al respeto irrestricto de los de la persona: la ley del más débil.
“Vivere senza paura é il destino del´uomo
Massimo Dursi
(Cuentos de Bertoldo)

Luis Raffaghelli

Cremona, Italia, 14 de octubre de 2016.

jueves, 8 de septiembre de 2016

El fallo ESPOSITO de la CSJN en linea con el proyecto de DNU para reformar el sistema de riesgos del trabajo del Poder Ejecutivo Nacional

EL CASO ESPOSITO

“CORSI E RICORSI”[1] del PRINCIPIO de PROGRESIVIDAD?[2]

Luis Raffaghelli[3]
1. Importancia del fallo

El reciente pronunciamiento de la Corte Suprema de Justicia de la Nación en la causa CNT 18036/2011 – "ESPOSITO, Dardo Luis c/ Provincia ART S.A. s/ accidente - ley especial" – 07/06/2016, ha conmovido a la comunidad jurídica laboral, siendo motivo de varios comentarios especializados, en general críticos de la forma y el contenido del fallo, que se dicta ante un recurso de hecho promovido por la demandada en queja contra la denegatoria del Tribunal de origen, la Sala VI de la Cámara Nacional de Apelaciones del Trabajo.
La Corte reconoció que esperaban turno 243 causas de idéntico objeto que están saliendo con la mera remisión a éste precedente.
Por tanto era una resolución muy esperada por el sector asegurador, mientras que las víctimas de infortunios laborales, a la luz de la doctrina elaborada por la Corte Federal en la materia, guardaban esperanzas sobre la continuidad de una línea interpretativa protectoria, que terminó de diseñar cuando formuló sus denominados  “principios arquitectónicos”[4]:
·         “El trabajador es sujeto de preferente tutela constitucional”(Casos “Vizzoti”; “Aquino”; “Pérez Aníbal R.c/ Disco”; “Ascua”).
·         “La justicia social en su más alta expresión con el norte de alcanzar el bienestar”. (Caso “BERÇAITZ, 1973).
Ello me lleva a una inicial discrepancia con la doctrina de “Espósito” que califica a la sentencia revocada, como dogmática invocación de supuestas razones de justicia y equidad (Cons.9º) en tanto el fallo aquo se basó en aquellos principios, dejando en claro que el Dictamen de la Procuración General de la Nación (CNT 18036/2011/1/RH1 – 21-12-2015) consideró razonable la interpretación de la Ley 26773 efectuada por la Cámara.
Según el Centro de Información Judicial del Poder Judicial de la Nación, la Corte utilizó para resolver la cuestión datos oficiales de la materia.
Ello  de acuerdo a los parámetros fijados por la Acordada 36/2009 de la CSJN, que dispuso la creación de la Unidad de Análisis Económico con el fin de realizar estudios e informes de índole económica, necesarios para evaluar los efectos que podrían producirse en las variables económicas, como consecuencia de las decisiones que eventualmente pudieran adoptarse en expedientes en trámite ante el Tribunal.
La decisión privilegió como cuestión constitucional las consecuencias que naturalmente derivarían del mismo, en el sentido que surge de la Acordada citada, que en los fundamentos de su aprobación refiere a… que constituye uno de los índices más seguros para verificar la razonabilidad de la interpretación y su congruencia con el sistema en que está engarzada la norma" (Fallos: 302:1284).
Y ha tenido en cuenta los efectos macroeconómicos de la decisión, por sobre el concepto de indemnización justa y equitativa que acuñó con anterioridad para los accidentes y enfermedades laborales.
Por mi parte coincido en éste aspecto con Lucas Malm Green[5], en cuanto a  que el eje de toda decisión judicial debe ser el imperativo ético de transformar la realidad, de acuerdo a los valores y los derechos humanos.
En suma como cuestiones centrales. en el considerando 5 de Espósito se desliza un comentario sobre el artículo 3 de la Ley 26773, al que me referiré infra - que no constituyó  ratio decidendi – e interpretó los artículos 8 y 17.6 de la misma ley, en consonancia con su Decreto reglamentario 472/2014, al que convalidó.

2. La interpretación del art.8 de la Ley 26773

Es sin duda el aspecto más relevante que decide “Esposito” por su incidencia económica, en cuanto a los hechos anteriores a la vigencia de la Ley 26773, limitando el derecho de las víctimas frente al impiadoso deterioro de su crédito por el envilecimiento del signo monetario y por otro en cuanto a la metodología de cálculo del RIPTE, al no aplicarlo a las prestaciones de los arts. 14, 15 y 18 de la Ley 24557, y apartarse por tanto del principal objetivo de la Ley, que fue mantener el nivel de las prestaciones dinerarias.
La Corte señala con alcance general, que las prestaciones en dinero por incapacidad permanente previstas en la Ley 24557 y sus modificatorias, sujetas a la actualización mediante el Decreto 1694/2009 y el índice RIPTE, se refieren a los importes de las prestaciones adicionales de suma fija (incorporadas por el Decr.1278/00) y de los pisos mínimos (establecidos por el Decr.1694/2009 y el artículo 3 de la Ley 26773).
De esta forma revoca la decisión de la Cámara que había ordenado aplicar el mecanismo de ajuste del RIPTE a las prestaciones por incapacidad, previstas en los artículos 14, 15 y 18 de la Ley 24557, en un infortunio acaecido con anterioridad a la vigencia de la Ley 26773, por razones de equidad y justicia social.
Con esta lectura la Corte adelantó su criterio para futuros y distintos casos, de hechos ocurridos tanto con anterioridad como con posterioridad a la vigencia efectiva de la Ley 26773,  resolviéndolos con remisión automática  al fallo motivo de ésta nota.
Para así proceder sostuvo que la Ley 26773 dispuso el reajuste mediante el índice RIPTE de los aludidos importes por “suma fija” y “pisos mínimos” para las contingencias futuras, con fundamento en su artículo 17.5, entendiendo que no había margen para otra interpretación (considerando 8).

En el Dictamen nº 58996 (18.11.2013) en la causa “Díaz Carlos Alberto c/ Provincia ART SA s/ Accidente-Ley Especial” el Fiscal General ante esta Cámara, Dr. Eduardo Álvarez, sostuvo que el ajuste que manda llevar adelante la Ley 26773 se trata de un sistema de actualización, que implica el pago actualizado que no hace la deuda más onerosa, sino igual a sí misma en su origen y de esa forma evitar  el perjuicio que “el cruel paso del tiempo puede ocasionar a la moneda”.

En sentido análogo se ha expedido la señora Procuradora Fiscal Subrogante en la causa “González Roberto Jesús c/ LA CAJA ART SA s/ Accidente” el 22.12.2015 - CNT29674/2010/1/RH1 (originario de la Sala VIII de este Tribunal) expresando que…”el RIPTE “constituye un mecanismo de actualización”…por lo que los “accesorios” (intereses) posee naturaleza diversa a aquel”.

Estos criterios han sustentado la doctrina mayoritaria de la Cámara Nacional de Apelaciones del Trabajo al aplicar la Ley 26773 en la sucesión inter-temporal de la nueva norma a hechos anteriores, y que ahora la Corte Federal desautoriza.

Resulta notorio que el fallo “ESPÓSITO” dedica considerable extensión a explicar las diferencias entre pronunciamientos anteriores (“Lucca de Hoz”, “Calderón”, “Arcuri Rojas” y “Camusso”) para explicar porque no puede aplicarse al caso en tratamiento (considerandos 6, 7, 8 , 9, 10 y 11).

La interpretación que efectúa la Corte de los casos “Calderón” y “Lucca de Hoz” difiere de la que realiza el Dictamen de la Procuración General de la Nación, que en el cap.III del Dictamen de Espósito confirmó la aplicación del Decreto 1278/00 a un accidente laboral ocurrido con anterioridad a su entrada en vigencia.

En efecto, la  Procuración en la citada causa “CALDERON (Dictamen S.C.C. 915 del 20.3.2012) sostuvo la aplicación inmediata del Decreto1278/00 a una relación jurídica existente, a pesar de que el infortunio había sucedido antes de su entrada en vigencia.
Y también en este caso la Corte remitió al dictamen antes referido.
El Dictamen de la Procuración (SCL 515 XLIII-) en el caso “Lucca de Hoz” (Sent.17-8-2010) sostuvo que en la causa…”debió evaluarse si la indemnización consagraba una reparación equitativa  o sea que resguarde el sentido reparador en concreto”  (capítulo IV in fine) con cita de los fallos “Milone”, “Aquino” y Arostegui” fundando el derecho a la reparación justa, extremo que fue convalidado por la Corte.
Las conclusiones del dictamen de la Procuración en “Espósito” se basaron en el concepto de “consumo jurídico”, extendiendo los efectos de la nueva ley a una relación jurídica existente cuyas consecuencias no han cesado, con remisión al artículo 7 del Código Civil y Comercial de la Nación –Ley 26994–, en tanto establece que las leyes se aplican a las consecuencias de las relaciones y situaciones jurídicas existentes, lo que descarta una aplicación retroactiva de la nueva norma.
Por su parte la Corte refiere a una cuestión no esencial del fallo Lucca de Hoz como lo es descartar la aplicación retroactiva del decreto 1278/00, soslayando el aspecto principal que fue constatar en el caso una suma resultante no equitativa para reparar la muerte en un accidente de trabajo de la víctima, por lo que ordenó resguardar el sentido “reparador” en concreto, propugnando un apartamiento de la tarifa, cuando ella no resulta acorde con la equidad y la justicia.
El principio de irretroactividad de la ley sólo importa una directiva para los jueces según Joaquín Llambías. De ahí la necesidad de entrar en el examen del mismo para saber cuándo podrán ellos aplicar una nueva ley a hechos acontecidos después pero originados antes, sin incurrir en aplicación retroactiva de la norma, lo que les está vedado.
Sostuvo que… la primera cuestión a resolver es la noción de “consumo jurídico”. Los hechos pasados que han agotado la virtualidad que les es propia, no pueden ser alcanzados por la nueva ley y si se los afectara se incurriría en retroactividad. En cuanto a los hechos en curso de desarrollo, pueden ser alcanzados por el nuevo régimen por no tratarse de hechos cumplidos bajo la legislación anterior, y por tanto cuando se les aplica la nueva ley no se incurre en retroactividad. Las consecuencias no consumadas de los hechos pasados, caen bajo la nueva ley, especialmente cuando su eficacia no depende enteramente del hecho que las origina.  Para aprehender cabalmente el alcance del efecto inmediato de la ley nueva, conviene precisar los conceptos de relaciones jurídicas y de situación también jurídicas, de las consecuencias de ellas, que según el nuevo art. 3 del Código Civil, caen bajo la aplicación de las nuevas leyes que se dictan. Por relación jurídica se entiende la vinculación entre personas, autorizada por el derecho, que les impone un cierto comportamiento de “carácter peculiar y particular, esencialmente variable. La situación jurídica es un modo permanente y objetivo de estar alguien con respecto a otro que habilita a aquél o titular para el ejercicio indefinido de poderes o prerrogativas mientras tal situación subsista. Las consecuencias, aún no ocurridas al tiempo de dictarse la nueva ley, quedan gobernadas por ésta; en cambio las consecuencias ya producidas están consumadas y no resultan afectadas por las nuevas leyes pues lo impide la noción de consumo jurídico.  Todo esto, que era aceptado por la doctrina de los autores en la interpretación del antiguo art.3 ha quedado corroborado con la sanción de la ley 17.711”.

Guillermo Borda al analizar la diferencia entre efectos inmediatos de una nueva ley y la irretroactividad sostuvo que… “es preciso aceptar la regla de que las nuevas leyes deben aplicarse con la mayor extensión posible y producir sus efectos de inmediato. Toda nueva ley se supone mejor y más justa que la anterior, de no entenderlo así el legislador no la hubiera dictado. Por ello mismo, salvado el principio de la irretroactividad esa ley debe aplicarse en su máxima extensión posible. Cada vez que un nuevo concepto jurídico social, moral o religioso estima inaceptable la solución de la vieja ley, será necesario quitarle toda su vigencia”.

Y Alberto Spota en el mismo sentido sostuvo que… los efectos no producidos o las consecuencias no acaecidas de las relaciones jurídicas deben ser regidos siempre por la nueva ley. En cambio todos aquéllos que se han perfeccionado, deben quedar bajo la égida de la misma ley”.

En la misma dirección Ricardo  Cornaglia  afirmó  que… “la consecuencia no consumada del hecho o hechos dañosos que constituyen el infortunio causado por la actividad laboral en sí, es la reparación. Solo la consumación del hecho reparativo (pago) quita virtualidad a la ley que rige en el momento de colocar las cosas en el lugar que se encontraban antes del daño. No hay consecuencia consumada, de un daño no reparado”

3. El “obiter dictum” respecto de los accidentes in itinere

En la causa “Alegre, Gustavo I. c/ ASOCIART S.A. S/ accidente- ley especial”, SD. 67378 del 30.03.15 S.VI CNAT se sostuvo que los accidentes “in itinere” constituyen accidentes “indemnizables” sin efectuar distingos, por lo que no habría razón que justifique que la normativa en cuestión los excluya de contingencias cubiertas para otras situaciones contempladas por el sistema –accidentes de trabajo, enfermedades profesionales– por el sólo hecho de tener tal carácter, agregando que “…hay una puesta a disposición en el traslado desde y hacia el trabajo en tanto el tiempo desplegado a tal fin es ajeno a la libre disponibilidad del trabajador”.

Para concluir que… “Es necesario resaltar que las tarifas anteriores no han efectuado distinciones entre los infortunios cubiertos, por el contrario quienes fueron víctimas de accidente “in itinere” resultaron acreedores de la prestación adicional de pago único del art. 11 de la ley 24557, por lo que excluirlos del adicional del 20% previstos en la ley 26773 con el fundamento en que el dependiente no se encontraba a disposición del empleador en el trayecto del lugar de la prestación de tareas hasta su domicilio o viceversa implicaría violar el principio de igualdad que tiene raigambre constitucional (art. 16 CN)”.

En “Esposito” sobre ésta cuestión, la Corte sostuvo que cabía hacer excepción a la valla que impone el remedio federal respecto a la no revisión de cuestiones de derecho común, revocando la sentencia apelada, por un inequívoco apartamiento de las normas legales aplicables al caso.
En mi opinión  en tanto el sustrato fáctico y jurídico del caso, constituye una cuestión de derecho común - no federal - a la luz del sistema federal adoptado por los arts. 67.11, 100, 104 y 105 de la Constitución Nacional (cfe. doctrina de la CSJN, en “LOPARDO Rubén Ángel c/Municipalidad de la Ciudad de Buenos Aires”, Fallos: 304: 1459) no obliga a los jueces inferiores, por lo que, al sólo efecto de evitar un dispendio jurisdiccional, aplicaré el mismo, cuando las circunstancias particulares de la causa, no conduzcan a soluciones injustas, como en el sub examine, que en mi criterio se aparta del concepto de reparación equitativa que la propia Corte Federal ha elaborado.

No obstante la Corte abordó la cuestión, expresando que la Ley 26773 introdujo modificaciones al régimen de reparación de los daños derivados de los riesgos del trabajo, destacando la del artículo 3, en tanto dispuso que…”cuando se tratara de un verdadero infortunio a enfermedad laboral y no de un accidente ´in itinere´ el trabajador damnificado o sus derechohabientes percibirían además de las prestaciones dinerarias antes mencionadas una indemnización adicional –en compensación de cualquier otro daño no reparado por las tarifas– equivalente al 20% del monto de ellas y que, en caso de muerte o incapacidad total nunca debía ser inferior a $ 70.000” (el resaltado en negrita es nuestro).

Empero si bien no lo dice expresamente, interpreto que esa frase del cons.5 desliza una mirada limitativa – que excedió la cuestión decidendi - del acceso a la citada indemnización adicional para los casos de accidentes in itinere, desandando tiempos prolongados de evolución doctrinaria y jurisprudencial.

La falta de precisión y desarrollo de tan relevante cuestión ameritaría en mi criterio un nuevo tratamiento, atento los derechos en juego y una relectura con más elementos de análisis.

Liminarmente, diré que los casos de accidentes in itinere implican de por sí una limitación natural al acceso a la reparación civil de la víctima o sus derechohabientes, al menos respecto del empleador y su aseguradora.

Por tanto bien podría interpretarse que la indemnización adicional del 20% tiene aún más justificación en la reparación de los accidentes in itinere que los ocurridos propiamente por el hecho del trabajo, para compensar cualquier otro daño no reparado por la tarifa.

Y vaya en ello un primer argumento de mi postura proclive al reconocimiento del derecho a la víctima de tales accidentes, que son tales como hechos súbitos.

Pero, además, considero que sólo un análisis prescindente de los antecedentes históricos de la figura del accidente in itinere puede conducir a separar el accidente por el hecho del trabajo –“verdadero” en la expresión textual de la Corte– del accidente en ocasión, como pacíficamente lo considera la doctrina laboral al in itinere.

La Ley 12631 (BO 30-7-1940) modificó el texto original de la Ley 9688 incorporando el supuesto del accidente sufrido por el trabajador en el trayecto entre su domicilio y el trabajo, al reemplazar la locución…”con motivo y en ejercicio de la ocupación en que se les emplea” por… “el hecho o en ocasión del trabajo”.

La Cámara Nacional de Apelaciones del Trabajo se reunió en acuerdo plenario para interpretar el interrogante… “Si constituyen accidentes del trabajo indemnizables conforme con el art. 1 de la Ley 9688 los denominados ‘in itinere’ o sea, los que puede sufrir el obrero en el trayecto del lugar de prestación de sus tareas hasta su domicilio y viceversa”respondiendo unánimemente por la afirmativa en la causa “GUARDIA, Rogelio D. c/ La Inmobiliaria” (Cía. de Seguros) CNTrab. Plenario 21, noviembre 9-1953.

El entonces Procurador Nacional del Trabajo Dr. Víctor Sureda Graells señaló que la modificación introducida por la Ley 12631 dio una mayor fluidez y extensión al concepto de accidente del trabajo … “procurando que el ámbito proteccional de la ley no se circunscribiera a límites estrechos, sino que abarcara una cantidad de situaciones que se hacía necesario contemplar para no caer en el craso error de desproteger al trabajador o sus derecho-habientes de los eventos derivantes del hecho del trabajo” (Rev. Jur. Arg. La Ley, 1953, pag.507 y ss.).

Y cerró tan notable dictamen sosteniendo que de ese modo el riesgo genérico se transforma en específico.

Ya a esa altura de los tiempos, no se dudaba que la obligación del obrero de trasladarse de su casa al trabajo y viceversa, implicaba un riesgo específico, dado que en caso de sufrir un infortunio, tal situación no se hubiera producido sino debiera recorrer ese trayecto y en ese horario.

La Ley 24.557 en su texto vigente que integra el régimen de reparación de riesgos del trabajo junto a la Ley 26773 y el Decreto 1694/2009, en su Capítulo III Contingencias y situaciones cubiertas, en su artículo 6, inciso 1, establece que… “Se considera accidente de trabajo a todo acontecimiento súbito y violento ocurrido por el hecho o en ocasión del trabajo, o en el trayecto entre el domicilio del trabajador y el lugar de trabajo, siempre y cuando el damnificado no hubiere interrumpido o alterado dicho trayecto por causas ajenas al trabajo”.

Con lo cual no tengo dudas que en ese plexo normativo el accidente in itinere se encuentra comprendido en el concepto de accidente de trabajo y que no cabe escindirlo de una indemnización adicional que ese mismo régimen reparatorio establece, sin incurrir en un trato discriminatorio de la víctima en tales circunstancias.

En el considerando 5 de la causa “Madorrán c/ADUANA” (Mayo 3, 2007) la Corte nos recuerda la decisiva doctrina que asentó ella misma en el caso “Berçaitz”: “tiene categoría constitucional el siguiente principio de hermenéutica jurídica: in dubio pro justitia socialis. Las leyes, pues, deben ser interpretadas a favor de quienes al serles aplicadas con este sentido consiguen o tienden a alcanzar el ‘bienestar’, esto es, las condiciones de vida mediante las cuales es posiblea la persona humana desarrollarse conforme a su excelsa dignidad” (Fallos 289:430, 436; asimismo, Fallos 293:26, 27, considerando 3).

No fue por azar que este precedente se originó en el contexto de los derechos sociales de la norma citada; tampoco es por ese motivo que la justicia social se ha integrado expressis verbis, en 1994, a la Constitución Nacional (art. 75.23; “Aquino”, cit., ps. 3777/3778).

Estas consideraciones implican una relectura sistémica de las cuestiones resueltas en “Espósito”, ya que en los accidentes ocurridos con anterioridad o posterioridad a la vigencia de la Ley 26773 que arrojen una prestación inequitativa y no reparadora, a la luz de los precedentes y doctrina histórica de la Corte Federal, conducirá a fijar valores distintos a los que surjan de la mera prestación surgida de la Ley 24557 acordes con los principios generales del Derecho del Trabajo, la Constitución Nacional y el Derecho Internacional de los Derechos Humanos.

Ello sin duda, obligará a un nuevo pronunciamiento del Alto Tribunal que ahonde sobre la cuestión, a la luz de los valores en juego y los derechos de la persona humana.

Luis Raffaghelli
Juez, Cámara Nacional de Apelaciones del Trabajo, Sala VI
Buenos Aires,  10 de agosto de 2016.



[1] VICO Giambattista “Principj di scienza nuova d'intorno alla commune natura delle nazioni”, Nápoles 1744 (3ª versión, extendida) .
[2] Articulo publicado en la Revista “Temas de Derecho Laboral” de ERREIUS dirigida por el Profesor Carlos Toselli.
[3] Juez de la Sala VI de la Cámara Nacional de Apelaciones del Trabajo. El presente artículo es de neto corte académico y no implica en modo alguno, obstar la jerarquía del máximo Tribunal de Justicia de la Nación.
[4] CSJN “Asociación de Trabajadores del Estado s/ acción de inconstitucionalidad” 18.6.2013 – “ATE 2”
[5] MALM Green Lucas. “No se puede servir a dos señores: no se puede servir al Señor y al Dinero”. La acordada 36/2009 de la CSJN y el derecho del trabajo. Revista virtual del Equipo Federal del Trabajo, Publ. 04-11-2009 Rev.nº54 www.eft.org.ar